Lega Nord: Pini, Bossi sara’ presidente onorario, cambia segretario

fonte Asca

Lega Nord: Pini, Bossi sara’ presidente onorario, cambia segretario

18 Maggio 2012 – 10:09

(ASCA) – Roma, 18 mag – ”A me risulta che Bossi sara’ presidente onorario a vita della Lega, cambiera’ il segretario”. Lo afferma Gianluca Pini, segretario Lega Nord Romagna, intervenendo alla trasmissione Agora’, condotta da Andrea Vianello, su Rai Tre.

”L’avviso di garanzia e’ stato un atto dovuto – continua Pini – la paghetta ai figli non gliela dava lui. Come leghista, non ho nessun dubbio su Bossi, circa gli addebiti che gli sono stati mossi, stanno cercando di massacrare la figura personale e politica di qualcuno che negli ultimi 20 anni ha dettato l’agenda politica del Paese”.

com-ceg/sam/

Posted in Lega Nord | Tagged , , , | Leave a comment

Prima emittente islamica in Italia

A quando la fusione con una “nota” emittente locale bolognese voce della curia, cioè di coloro che nei decenni passati e ancor oggi hanno appoggiato l’invasione dell’Italia, e ancor oggi tuonano per l’accoglienza?

Libero 15-5-2012 prima emittente islamica in Italia

Posted in islam | Tagged , , , | Leave a comment

Festini e night club anche in Slovacchia. I viaggi del Trota a spese dei contribuenti

fonte i segreti della casta di Montecitorio

domenica 13 maggio 2012

Festini e night club anche in Slovacchia. I viaggi del Trota a spese dei contribuenti

Gli ex autisti e bodyguard di Bossi jr raccontano ai magistrati sul «curioso» diario di viaggio di quello che un tempo era il «ragazzo» da portare in giro e da proteggere. Il «futuro capo della Lega», come lo avevano impalmato, raccomandandosi ogni volta, Manuela Marrone e Rosi Mauro. Oscar Morando e Alessandro Marmello («il bancomat di Renzo») sono due professionisti licenziati in tronco e ora sono senza lavoro e con famiglie da mantenere: la Lega ha dato loro il benservito perché, uno, Morando, non era «più gradito a Renzo», e l´altro, Marmello, ha «tradito la fiducia» del ragazzo rendendo pubblici dei video in cui ha documentato le dazioni di denaro che Belsito metteva a disposizione del Trota per le sue spese. «Sono stato con lui dal 15 settembre 2010 al 21 marzo 2011 – racconta Morando, che non è mai stato leghista e che da Tenerife dove viveva è stato arruolato dalla “badante” Rosi Mauro prima come autista di Umberto Bossi e poi come tutor del figlio, ma «ho fatto il peggiore affare della mia vita» – . Prima andavamo in giro con un´Alfa 159, poi con un´Audi A5. Renzo pretendeva che si usasse il lampeggiante per saltare le code, cosa che non è consentita a un consigliere regionale. Ma il punto vero è un altro, e cioè le sue abitudini, il suo stile di vita da giovane politico. Si viaggiava spessissimo non per impegni politici ma per partecipare a serate mondane: feste, cene, discoteche. Sempre a spese della Lega. Macchine, benzina, autostrade. E certo noi autisti, a disposizione giorno e notte». Fa due conti, Morando. «Stipendio da consigliere regionale a parte (12.555 euro mensili), Renzo Bossi costava alla Lega 14 mila euro al mese. Dodicimila euro per gli stipendi dello staff – il sottoscritto, l´altro autista Luca e la segretaria Simona – più altri 2mila in contanti che ci venivano dati dalla Lega per le sue spese correnti. In due anni vengono fuori quasi 600 mila euro che l´Italia ha pagato a questo ragazzo. Anche per andare a Brescia dal dentista o a fare spese. Lascio ai militanti della Lega stabilire se siano stati ben spesi oppure no». I soldi per la dolce vita dell´ex consigliere regionale uscivano con flusso ininterrotto dalle casse della balena verde e – ritengono i magistrati – provenivano dal finanziamento pubblico ai partiti. «Dei nostri soldi possiamo fare quello che vogliamo, anche buttarli dalla finestra», ha chiosato Umberto Bossi. Chissà se tra tutte le possibili destinazioni delle risorse del movimento il Senatur annoverasse anche i capricci del giovane Renzo. La sua attività politica al Pirellone non passerà di certo alla storia; in compenso chi aveva il compito di seguirlo come un´ombra ricorda alcuni viaggi non proprio istituzionali. E capricci. «Mauro e Marrone mi avevano affidato Renzo chiedendomi di farlo diventare un uomo e di tenerlo lontano dai guai – continua Morando – . Ma è stato impossibile, si ribellava, faceva quello che voleva e mi diceva che dovevo farmi i fatti miei. Una volta siamo andati a Bratislava in macchina, grazie al suo avvocato aveva buoni rapporti con il presidente del parlamento slovacco. Arrivato là ho scoperto che il motivo del viaggio era una festa».
Altre tre gite slovacche Renzo le ha fatte con la Audi A6 della Lega guidata da Alessandro Marmello, l´autista-bancomat assunto nel 2011 dalla Lega Nord (contratto firmato da Francesco Belsito) e lasciato a casa lo scorso aprile dopo la storia dei video. «Prelevavo soldi per le sue spese personali, passavo a prenderli direttamente in via Bellerio e prendevo fino a 1000 euro a volta, anche più volte al mese – ha raccontato Marmello ai magistrati – . Ho voluto denunciare perché deduco che quei soldi fossero destinati alla Lega per fare politica. Che fossero soldi pubblici».
Il Trota non si accontentava mai. E la sera voleva divertirsi. I suoi locali preferiti nella movida milanese? Food and Fashion, Legend, Sky Lounge, Old Fashion. Renzino ballava, fuori gli autisti aspettavano col lampeggiante pronto.

Posted in Lega Nord | Tagged , , , , , , | Leave a comment

Scudo fiscale su 400 mila euro Il leghista Pini sotto inchiesta

fonte Corriere.it

L’onorevole votò per la normativa, poi la usò per far rientrare soldi da San Marino

Scudo fiscale su 400 mila euro
Il leghista Pini sotto inchiesta

La sua operazione di rientro di capitali all’estero finita nel mirino della Banca d’Italia

MILANO – Aveva votato «sì» allo scudo fiscale. Convinto, coerente con le direttive del partito. Oggi, però, si viene a sapere che l’onorevole leghista aveva anche un’altra ragione: un bel gruzzoletto in nero nascosto a San Marino. Gianluca Pini, 39 anni, leader della Lega Nord in Emilia Romagna, è passato molto rapidamente dal voto in Parlamento al bonifico in banca, scudando 400 mila euro precedentemente sottratti al fisco.

La sua operazione (sospetta) è però finita nel mirino dell’Uif-Bankitalia e potrebbe essere legata alle manovre societarie per le quali l’Agenzia delle Entrate lo ha appena denunciato alla Procura della Repubblica di Forlì. Così il leghista autore del discusso emendamento sulla responsabilità civile dei giudici e dell’attacco, in piena bufera Lega, al suo ex capogruppo Marco Reguzzoni («…mi deve giustificare come cavolo sono stati spesi 90 mila euro in un anno con la carta di credito del gruppo») è ora formalmente indagato per appropriazione indebita e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, in concorso con altri non ancora identificati. E la prossima settimana sarà interrogato a Forlì dai pm Sergio Sottani, capo della Procura, e Fabio Di Vizio.

La scudata
Il «nero» regolarizzato e rimpatriato da Pini proveniva dalla banca sammarinese Ibs che li ha bonificati, su ordine del padre dell’onorevole, al conto 100104099 aperto da Pini al Credito di Romagna. I 400 mila euro sono stati subito reinvestiti in obbligazione della banca. Il sospetto che emerge dalle indagini è che in realtà si tratti di un patrimonio sottratto alla Nikenny Corporation, «sobria» denominazione della società di cui Pini è azionista di riferimento con il 40% del capitale. Da qui l’ipotesi di appropriazione indebita. Ma che cosa fa la Nikenny?

La denuncia del fisco
A metà marzo dalla sede di Bologna dell’Agenzia delle Entrate è partita per Forlì una circostanziata denuncia penale contro Pini (che abita a Fusignano e, tra l’altro, ha da poco acquistato la villa dell’ex allenatore Arrigo Sacchi). Il documento ricostruisce la storia della Nikenny, oggi in liquidazione, che ha iscrizioni a ruolo per 2,024 milioni di euro per omessi versamenti di Ires-Irap-Iva e per un accertamento relativo al 2004 (il contenzioso è in Cassazione). Il problema è che l’attività di import di caffè dalla Malesia, cioè il business della società di cui Pini è il principale socio, è stato trasferito a una nuova azienda totalmente in mano all’onorevole: la Golden Choice Europe. In pratica la Nikenny sarebbe stata svuotata da Pini che, secondo uno degli amministratori, avrebbe inviato una raccomandata dichiarando di «togliere a Nikenny il contratto di esclusiva da lui sottoscritto con il fornitore malese», per poi farne l’asset principale della sua nuova società. E così «rendendo difficoltoso – scrive l’Agenzia delle Entrate – il recupero della pretesa erariale». Nikenny, infatti, rischia il fallimento.
Insomma l’onorevole leghista avrebbe ideato «un’architettura operativa – secondo l’Agenzia delle Entrate – per depauperare Nikenny», esposta per 2 milioni con l’Erario, «e trasferire l’operatività a Golden Choice, priva di esposizione debitoria e fiscale».

«Sono parte lesa»
Se è falso Pini lo potrà dimostrare e già ha dichiarato di essere «parte lesa come altri miei soci». Se è vero si configurerebbe una cessione d’azienda (o di ramo d’azienda) dissimulata e dunque Pini sarà corresponsabile del debito con il fisco. Da qui l’invio del rapporto che ipotizza la «sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte». E forse quei 400 mila euro scudati da San Marino erano parte del patrimonio della Nikenny.
È probabile che gli investigatori vogliano approfondire le relazioni con San Marino del padre padrone del Carroccio romagnolo e di altri eventuali indagati. Tra l’altro due anni fa vi fu una strana delibera del Congresso di Stato sammarinese che finanziò con 90 mila euro la stampa leghista per la «creazione di un supporto informativo-mediatico per la Repubblica di San Marino attraverso il quotidiano La Padania e l’emittente tv Telepadania».

Mario Gerevini

Posted in Lega Nord | Tagged , , , , | Leave a comment

BEFERA RESPINGE, MENTENDO, LE SUE RESPONSABILITÀ SUI SUICIDI DEGLI IMPRENDITORI, DICENDOSI ESECUTORE DEL VOLERE DELL’ AGENZIA DELLE ENTRATE DI CUI E DIRETTORE. INTANTO LA COMMISSIONE TRIBUTARIA DI LECCE ANNULLA LE PENALITÀ SU UNA TASSA IN BASE A UNA LEGGE DEL 1997 APPLICANDO IL CASO DI FORZA MAGGIORE. NOTE CARATTERISTICHE DI UN CATTIVO SERVITORE DELLO STATO. di Antonio de Martini

fonte il Corriere della Collera

BEFERA RESPINGE, MENTENDO, LE SUE RESPONSABILITÀ SUI SUICIDI DEGLI IMPRENDITORI, DICENDOSI ESECUTORE DEL VOLERE DELL’ AGENZIA DELLE ENTRATE DI CUI E DIRETTORE. INTANTO LA COMMISSIONE TRIBUTARIA DI LECCE ANNULLA LE PENALITÀ SU UNA TASSA IN BASE A UNA LEGGE DEL 1997 APPLICANDO IL CASO DI FORZA MAGGIORE. NOTE CARATTERISTICHE DI UN CATTIVO SERVITORE DELLO STATO. di Antonio de Martini

Ripubblico in calce il mio post dell11 dicembre 2011 nel quale avvertivo BEFERA che era sovraesposto e che questa sovraesposizione nuoceva alla funzione del recupero crediti e avremmo finito per pagargli la scorta.

 

Facile profezia: adesso il signore ha la scorta ( costo mezzo milione all’anno) sottocasa e si permette anche di accusare una pubblica opinione a cui è ormai odioso quanto Sarkozy.
In più , la commissione tributaria di Lecce ( avv Matteo Sances) ha annullato le penalità che un imprenditore doveva pagare perchè la crisi improvvisa e da lui non provocata lo giustificava.
La notizia è tratta da un blog a nome www.vivamafarka.com
Udite, udite:
“Deve essere riconosciuto lo stato di forza maggiore al contribuente che, in una situazione imprevedibile di crisi economica, non sia stato in grado di pagare le tasse. Pertanto, in tali condizioni il contribuente non può essere soggetto alle sanzioni relative all’omesso versamento di tributi.
Ciò è quanto emerge da una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Lecce (precisamente la sentenza n.352/01/10 della CTP di Lecce, liberamente visibile sulla pagina del gruppo di Facebook “SOS FISCO”), la quale chiarisce come in virtù dell’art.6, comma 5, del D.Lgs. n. 472 del 18 dicembre 1997 “Non è punibile chi ha commesso il fatto per forza maggiore”.
I giudici di Lecce, inoltre, specificano che la crisi ha impedito il regolare svolgimento dell’attività dell’impresa e dunque il mancato pagamento dei tributi ha rappresentato “… una anormalità nella formazione della volontà del soggetto dovuta a questa causa particolare che esclude la responsabilità del soggetto stesso, in aderenza, a ciò che si verifica nel campo penale e civile”.
E ancora:
“I giudici, ancora, cercano di chiarire il concetto della causa esimente di forza maggiore, definendola come “una forza esterna, che determina la persona o la società, in modo inevitabile a compiere un atto non voluto. In definitiva per quanto concerne la ‹‹forza maggiore›› espressamente citata e prevista nell’art. 6 citato, essa può ricorrere in caso di fatti imprevedibili ed inevitabili da parte di terzi soggetti, che hanno impedito al contribuente di rispettale le norme fiscali.
Dopo aver accertato la presenza di tali condizioni, dunque, i giudici hanno disposto la cancellazione delle sanzioni, in quanto “la società ha dimostrato che nell’anno 2004, per il grave stato di crisi aziendale, dovuto a fatti indipendenti dalla propria volontà e capacità aziendale, … (la crisi del TAC e la crisi del suo principale cliente), ha avuto difficoltà ad affrontare tutte le scadenze previste per la liquidazione IVA e per il saldo del Mod. Unico”. Fin qui la notizia.
IL COMMENTO DOPO IL QUALE TROVERETE IL MIO VECCHIO POST DELL’11 DICEMBRE SCORSO.

Del Befera sarebbero auspicabili le dimissioni da almeno uno dei suoi due incarichi ( Equitalia, presidente e Agenzia delle Entrate, direttore) se vuole rendere minimamente credibile il suo distinguo che attribuisce a Equitalia il ruolo di mero esecutore e a lui quello di fedele servitore dello stato. Anche la legge del 1997 è una legge dello stato.
Dall’altro incarico sarebbero auspicabili le dimissioni per aver sovraesposto la delicata funzione di riscossione dei tributi dello Stato rendendola capro espiatorio delle tensioni sociali ed anche per essere andato a Cortina d’ Ampezzo con famiglia al seguito per controllare il ” blitz” sugli scontrini.
Se il controllo si fosse svolto nella zona mineraria del Sulcis, la famiglia non se la sarebbe portata…


L’intervista di Attilio Befera al “Corriere della Sera” fatta da Massimo Muchetti – il buttafuori dell’editore – e’ un chiaro esempio di quali danni possa fare un cattivo servitore dello Stato quando si monta la testa.
Ieri avevo scritto che una delle concause dell’attentato subito dal funzionario ( che ieri ha fatto una intervista “eroica” in TV) era la sovraesposizione mediatica cui il Befera aveva esposto la funzione di recupero crediti dello stato.
Oggi il Befera ha rincarato la dose. Vedrete che ci toccherà anche pagargli la scorta.
Mesi fa, Il mio avvocato mi ha commentato una ipoteca messa , da Equitalia, su una casa per un credito di mille ottocento euro, benché sia espressamente vietato dalla legge.
Con sistemi come questi non mi meraviglia che il Befera e i suoi collaboratori siano riusciti a fare grandi incassi.
Peccato che questi comportamenti siano contrari alle leggi dello Stato di diritto.
Lo stesso Befera ha ammesso, nella intervista, che la completa abolizione del segreto bancario , come adesso ci sarà in Italia, non esiste nemmeno nella Corea del Nord.
La ” penale”, in realtà gli interessi, sono dell’ordine del 30% e anche questo e’ illegale.
Sempre nella intervista, scopriamo che il blocco del “turn over” dei dipendenti pubblici vale per la polizia antimafia, per i medici del pronto soccorso, ma non per gli esattori.
Penso che per stanare gli evasori totali basterebbe abbinare il numero della patente al codice fiscale.
Senza numero di codice fiscale si può vivere, senza patente e’ molto più’ difficile.
Per riuscire a incassare i denari dai morosi, basterebbe licenziare coloro che non fanno i recuperi.
Si fa cosi’ in America, cosi’ in Inghilterra e cosi’ in tutto il mondo.
Da noi bisogna aspettare un attentato per scoprire che il direttore romano di Equitalia dice questa frase (sentita con le mie orecchie in Tv ieri)”la mia personale persona” convinto di parlare italiano, mentre il direttore generale crede di essere democratico perche’ ha ottenuto l’abolizione del segreto bancario e il presidente del Consiglio – gia commissario europeo – emana un decreto che abolisce il segreto bancario ignaro che e’ pienamente legittimo ( art 106 del trattato di Roma) aprire un conto corrente – gestibile facilmente per telefono – in qualsiasi paese della Unione Europea ( consiglio il Belgio) e complicare la vita a tutti e tre questi signori.
Intanto la popolazione periurbana esposta alla mondializzazione e abbandonata dalla democrazia,
cova i sordi rancori che si sfogano improvvisamente come a Torino, contro i più poveri o i meno numerosi.”
Buona domenica.

Posted in Equitalia, Uncategorized | Tagged , , | Leave a comment

Riciclata l’ultima Miss Padania «Non sono mai stata leghista»

fonte Italia Oggi

Anche se ce l’aveva con le bellezze non longobarde

Riciclata l’ultima Miss Padania «Non sono mai stata leghista»

 di Goffredo Pistelli  

 

«Non sono mai stata leghista!», protesta dalle colonne di «Diva e Donna» Jessica Brugali, Miss Padania 2011. Dopo gli scandali e il tracollo elettorale che ha colpito il Carroccio, questa 19enne di Albino, nella Bergamasca, rischia d’essere l’ultima della storia lumbard.

A lei, che già si vedeva lanciata nel jet set magari grazie a qualche rete Rai sensibili alle ragioni del federalismo, la cosa importa poco. Piuttosto non ha nessuna voglia di finire in bacheca come l’ultima vestale del pop celtico. «Non pensavo che mi dovessero fare sempre domande politiche», ha protestato, confessando tutta la sua delusione per gli scandali, soprattutto quelli che hanno colpito Bossi junior mettendo in difficoltà il padre, verso il quale, dalle colonne del patinato femminile, ha avuto parole di comprensione: «Non si aspettava d’essere deluso dai figli». Così come le danno pensiero i militanti duri e puri, quelli che affollavano il pratone di Pontida, a non troppi chilometri da casa sua, e dove s’era recata l’anno scorso per dovere di corona di bellissima lumbard.

Soprattutto, la bionda e filiforme Jessica rifiuta lo stereotipo razzista che, da quando e’ esplosa la grana del finanziamento pubblico in Via Bellerio, accompagna certe rappresentazioni giornalistiche. Di lei, per esempio, si va sempre a ricercare quelle battute infelici rilasciate, dopo la vittoria, al «Giornale» in cui si diceva, col candore di una ragazzina cresciuta al Seriana, che al concorso di Miss Padania non era giusto partecipassero extracomunitarie e «terrone», i cui tratti somatici non c’entravano molto con i canoni della femminilità longobarda. Bellone a casa nostra insomma.

Ora un agente, o chi per lui, le sta insegnando l’arte, italianissima prima che padana, del riposizionamento: la partecipazione alla rassegna, immortalata come ogni anno da Rete4, era probabilmente da considerarsi come puramente tecnica.

Posted in Lega Nord | Tagged , , , | Leave a comment

Se non fosse per Tosi la Lega sarebbe sparita

fonte Italia Oggi

Defunta anche con Bobo Maroni

Se non fosse per Tosi la Lega sarebbe sparita

Se non fosse per Flavio Tosi, che a Verona ha stravinto, della Lega non resterebbe che il ricordo, come del Popolo delle libertà e del Terzo Polo. Fosse dipeso dal Senatùr, che ricandidandosi alla segretaria e dicendo (tra i fischi) che «qui non ha rubato nessuno» è riuscito a dare un’ulteriore spallata a un partito barcollante, la lega sarebbe ormai morta e sepolta.

Sarebbe defunta anche se fosse dipeso da Bobo Maroni: la sua scopa, elettoralmente parlando, vale zero, come le metafore di Pierluigi Bersani. Fortuna che Tosi, un destro perso ma (si dice, senza che si capisca bene, per la verità, cosa voglia dire di preciso) buon amministratore, ha tenuto botta: Verona (ma solo Verona) non ha ceduto alle lusinghe del grillismo. Ma alle politiche, tra un anno, e forse anche prima, non ci sarà più il paracadute del sindaco di successo. Che cosa succederà allora? Negli ultimi mesi, per riguadagnare terreno dopo gli scandali, alla lega non è bastato nemmeno sollevare la bandiera della protesta fiscale e antibocconiana per raccogliere consensi in Padania, per chiamarla così. All’imitazione, i padani, per chiamarli così, hanno preferito l’originale: Beppe Grillo.

Posted in Lega Nord | Tagged , , , , , | Leave a comment

MARONI: BEPPE GRILLO FORCAIOLO! CALDEROLI: GRILLO è DACCORDO CON LA SINISTRA

Posted in Lega Nord | Tagged , , | Leave a comment

Chi suicida chi

fonte La Stampa

Chi suicida chi

Ci mancava il dibattito sui suicidi: di chi è la colpa se le persone in crisi si ammazzano, di Monti o di Berlusconi? La responsabilità di quei gesti non è di nessuno. La scelta di togliersi la vita attiene a una zona insondabile del cuore umano che ha a che fare con la fragilità, il dolore, la paura: mondi troppo profondi per farne oggetto di gargarismi politici. La responsabilità della situazione sociale che fa da sfondo agli atti disperati è invece piuttosto chiara. Negli ultimi vent’anni l’Italia è stata governata – bene o male non so, ma governata – soltanto dal primo governo Prodi. Il resto è stato un susseguirsi di agguati, proclami, scandali e cialtronate. Gli altri governi di sinistra hanno pensato unicamente a farsi del male. Berlusconi ai fatti propri. La riforma liberale dello Stato, vagheggiata in centinaia di comizi, si è rivelata la più tragica delle sue bufale. Non poteva essere altrimenti, dato che gli alleati del Nord non volevano il risanamento ma la dissoluzione del Paese e quelli del Sud prendevano i voti dalla massa di mantenuti che qualsiasi riforma seria avrebbe spazzato via.

Monti si è presentato al capezzale di un paziente curato per vent’anni con flebo d’acqua fresca, facendosi largo fra mediconzoli corrotti e infermiere in tanga. Ha riportato serietà nel reparto e messo gli antibiotici nella flebo. Se avesse avuto l’umanità di un Ciampi, si sarebbe anche seduto a far due chiacchiere col malato per tirarlo su di morale. D’accordo, Monti non è Ciampi. Però non ha ucciso nessuno. L’Italia l’hanno suicidata i partiti.

Posted in politica | Tagged , | Leave a comment

C’era una volta l’uomo con la valigia

fonte l’Indipendenza

Posted in Lega Nord | Tagged , , , | Leave a comment